duchamp sulle scale

2021

Vettoriale, cm 42x59, 400 dpi

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il quadro

Fra le avanguardie storiche il dadaismo è stata la più creativa, e Marcel Duchamp è stato il più geniale fra i suoi artisti, anticipando molti movimenti successivi. Ho immaginato che dalla scala scenda il suo nudo stroboscopico, in una rappresentazione dinamica del tempo a cui si contrappone la rappresentazione statica dell’istante col quadro degli stoppages, che riproduce alcune fettucce gettate casualmente su un piano. L’altro paradosso temporale è la ruota di bicicletta che, decontestualizzata, non può che rimanere ferma sul suo piedistallo. Duchampo fuma in cima all’altra scala, alla cui base sono gli scacchi disegnati da lui, assorto nel suo strumento più potente, il pensiero. Gli oggetti di uso comune che, una volta diventati inutili, diventano oggetti estetici, sono il famosissimo pissoir e l’altrettanto famoso scolabottiglie.

i particolari

Il "Nudo che scende una scala" è stato dipinto nel 1912 ed è la sintesi degli interessi di Duchamp per il cinema, la fotografia e le ricerche sulla rappresentazione del movimento fatte da fotografi come Anton Giulio Bragaglia e pittori come Balla e Boccioni, e le foto stroboscopiche di Marey e Muybridge da cui si sviluppò il cinema.
Le vie di Navelli e di Civitaretenga sono piene di scalinate e scalette: che cosa di meglio che farne scendere una dal celebre nudo di Duchamp?

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La "rete di arresti" (1914) per la prima volta presenta come opera d'arte la documentazine di un esperimento pseudoscientifico: gettare dei fili su una tela e bloccarne la forma assunta per caso. Se il Nudo rappresenta la scomposizione del movimento in sequenza di gesti, il "reseau de stoppages" blocca il movimento in un istante. L'opera anticipa l'arte concettuale, in quanto carica di significati, fra cui la messa in discussione del metro campione del Museo di Sèvres da parte di metri variabili.

Con la "Ruota di bicicletta" del 1913 Duchamp inventa il ready made, l'oggetto qualsiasi trovato ed esposto come opera d'arte, ma al tempo stesso evidenzia il paradosso dello strumento tipico del movimento - la ruota - che si blocca negando la sua funzione e diventando un oggetto statico da contemplare esteticamente.

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Dopo aver fatto discendere la donna da una scala, Duchamp sale sull'altra scala e fuma il sigaro. In basso ci sono due pezzi degli scacchi disegnati da lui. Per smitizzare ulteriormente la figura dell'artista, Duchamp giocava spesso a scacchi di cui fu campione. Gli scacchi gli servivano a fare la stessa cosa senza ripetersi mai, e ad organizzare le forme in base a ragionamenti strategici, come faceva anche con la pittura. Come lui stesso diceva: «I pezzi degli scacchi sono l’alfabeto che plasma i pensieri, e questi pensieri esprimono la bellezza astrattamente.»

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"Fontana" è il famoso orinatoio che Duchamp acquista dal produttore Mott e firma col nome inventato di R. Mutt nel 1917 per esporlo in USA. L'opera. rifiutata, è stata esposta nella sua galleria dal grande fotografo Alfred Stieglitz, che ne fece l'unica fotografia esistente dopo che l'originale andò perduto. Tutti gli esemplari esistenti, autorizzati dallo stersso Duchamp, sono repliche della fotografia, non dell'originale.

Ecco le parole con cui lo stesso Duchamp ha spiegato il principio del ready made: "Che il signor Mutt abbia realizzato o meno la fontana con le proprie mani è irrilevante. Ha scelto proprio lei. Ha raccolto un elemento di vita quotidiana, lo ha disposto in modo tale che il significato utilitaristico scomparisse sotto il nuovo titolo e il nuovo punto di vista: ha creato così una nuova idea per questo oggetto."

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Duchamp propose lo  "Scolabottiglie" per la prima volta nel 1914, e continuò ad acquistarne, firmarne e venderne fino al 1965, superando il concetto del pezzo unico fatta dalle mani dell'artista. Ciò che conferisce valore all'oggetto non è la sua qualità, ma il fatto che sia stato scelto e firmato dall'artista. Come succederà con vestiti e altri oggetti di consumo valorizzati dalla marca del produttore o del distributore.

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Ho ambientato Duchamp nel ghetto ebraico di Civitaretenga, frazione di Navelli in cui si era insediata una comunità ebraica per commerciare con la lana e lo zafferano. Il quartiere fu sgomberato nel 1510 in seguito ad un editto del Regno di Napoli, e si cercò di cancellare ogni memoria ebraica, come si vede nel nome della via, che dall'originario "Giudea" è cambiato in "Guidea".

Ora il quartiere è in restauro grazie al suo alto valore architettonico. Il quartiere cancellato mi è sembrato adatto ad ospitare un artista che spesso si è cancellato dietro altre identità e altre attività, come le gare di scacchi.

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