croco, smilace, ovidio

2022

Vettoriale, cm 90x96, 400 dpi

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il quadro

i particolari

La chiesa di Santa Maria de' Centurelli è la più importante delle chiese rurali della Piana di Navelli. Fu costruita nel sec. XVI sulle rovine di una chiesa dell'anno 1000 dei frati della Cintura, sulla biforcazione fra i tratturi che andavano dall'Aquila a Foggia e Montesecco nel Molise. Con il disuso dei tratturi venne abbandonata e sconsacrata. Recentemente è stata restaurata.

Anche se i coltivatori di zafferano dell'antica Thera erano due maschi, mi piace pensare che quello di destra sia Croco che, mentre ripianta il bulbo, si fa distrarre dal richiamo della bella Smilace, intenta anche lei a ripiantare i suoi bulbi.

Le due persone sono evidentemente impegnate nella lavorazione autunnale dei bulbi, che sono stilizzati come se avessero già le foglie. Può anche darsi che l'artista non si ponesse problemi di raffigurazione, nonostante l'impressionante realismo del dipinto.

Considerando l'età di quasi 4000 anni, l'affresco è assai ben conservato. Io l'ho ulteriormente ripulito nella mia interpretaszione vettoriale, per farlo assomigliare allo stile di Nicouline.

Nella mia immaginazione, questo è il profilo di Smilace.

Le braccia al lavoro sono ornate da nastri e monili, forse a significare la delicatezza necessaria a trattare le piante di zafferano.

Nelle Metamorfosi il poeta di Sulmona Ovidio Nasone parla del mito di Croco e Smilace, lui bellissimo mortale, lei ninfa immortale, che si innamorano di un amore impossibile e vengono trasformati in piante che potranno sempre rinascere e convivere intrecciando le loro radici. La chiesa cinquecentesca di S. Maria di Centorelli è una delle più belle della Piana di Navelli, dove si coltiva il suo celebre zafferano. Per rappresentare i mitici amanti mi sono servito dei “Raccoglitori di zafferano” dell’arte minoica (1900 a.C.), dall’isola greca di Santorini (l’antica Thera). Lo stile grafico ricorda un po’ Vsevolode Nicouline, un illustratore ucraino che amavo dai libri per ragazzi de “La Scala d’Oro”, di cui ero avido lettore. Le piante sono tratte da tavole botaniche, a testimoniare il mio interesse per la pittura in tutte le sue forme, dalla grande arte all’illustrazione. Ovidio è raffigurato con la statua di Ettore Ferrari inaugurata a Sulmona nel 1925.

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L'artista minoico ha voluto rappresentare così la pianta fiorita dello zafferano, anche se ha fortemente stilizzato i petali viola e gli stami gialli, ignorando i pistilli rossi. Può anche darsi che a quei tempi e in quei luoghi lo zafferano fosse abbastanza diverso da quello di Navelli.

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I due amanti si sono trasformati in piante che si abbracciano con le loro radici e le loro fronde. Le ho rappresentate come illustrazioni botaniche ottocentesche, a sottolineare come per me sia i quadri più fmosi sia le più umili illustrazioni fanno parte del mondo delle immagini e delle attività di espressione e comunicazione che si svolgono attraverso le immagini.

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La statua di Ovidio è la replica, eseguita nel 1925, della statua che Ettore Ferrari fece nel 1886 per la città di Costanza in Romania, l'antica Tomi sul mar Nero in cui il poeta era stato esiliato dopo aver dispiaciuto in qualche modo Augusto e la sua cerchia.

Ettore Ferrari, romano, è stato uno scultore, uomo politico e Gran Maestro del Grande Oriente massonico d'Italia. Profondamente anticlericale, è autore di vari monumenti fra cui quelli di Giordano Bruno e Giuseppe Mazzini a Roma. Sotto il fascismo fu perseguitato e il suo studio subì devastazioni, fino alla sua morte avvenuta nel 1929.

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